venerdì 17 aprile 2009

Perché?

Su Libero del 17 aprile 2009 è stato pubblicato lo sconcerto del Signor Vincenzo Calà “dinanzi all’ecatombe abruzzese”.
Capisco, come uomo e prete, il suo stato d’animo ma sarei più cauto nel criminalizzare Dio stesso mettendone in dubbio addirittura l’esistenza!
Anch’io ho assistito commosso alla diretta televisiva dei solenni funerali celebrati in suffragio delle vittime del catastrofico terremoto che ha sconquassato alcune parti dell’Abruzzo.
Ho visto ed ho rivisto stropicciandomi gli occhi quelle bare nel piazzale, ben allineate, tutte simili, posizionate al centro tra autorità civili e religiose e fissate da parenti, amici e volontari.
Durante la celebrazione eucaristica, un pesante avverbio interrogativo sembrava uscire da quelle bare: Perché?
Una domanda straziante, assurda, che chiede anzi implora una risposta!
È innegabile che quando un dolore gratuito, una tragedia annunciata e immeritata, una morte non inseguita, colpisce ciascuno di noi, tutti gridiamo perché?.
Pura fatalità? No: l’area geografica interessata è riconosciuta come altamente sismica!
Strage colposa? Sì: alcune inchieste in merito sono state aperte!
Mentre la telecamera continuava ad inquadrare le bare, ho chiesto, come tanti, a Dio : Perché questo terremoto? Perché queste ennesime lacrime? Perché permetti questi drammi? Perché non intervieni? Perché questo angoscioso silenzio?
La fede in Gesù morto e risorto, ha placato l’urlo disperato della mia umanità ferita e mi ha trasmesso la notizia buona che c’è la risurrezione gloriosa anche per questi poveri innocenti!
Una fede però che si è scontrata con la cruda realtà che ho visto scivolare lentamente sullo schermo televisivo: tante e troppe costruzioni con crepe spaventose e miseramente sospette!
Mi sono detto: anche Dio è innocente, non si è coperto gli occhi per non vedere; forse tace perché ammutolito come noi e scandalizzato più di noi!
Caro Signor Vincenzo, credetemi, Dio c’è e non è una menzogna architettata: la Sua esistenza non dipende né da me, né da lei.
E’ l’uomo onesto che non c’è e continua a latitare!
Intanto sappiamo entrambi che i volontari della Protezione civile hanno scavato fino all’ultimo giorno possibile per salvare qualche altra vita.
Speriamo che si scavi con la stessa attenzione ed intensità sotto le imponenti macerie delle responsabilità umane, messe prudentemente sotto sequestro!

Napoli, 17 aprile 2009 Don Sante Attanasio