lunedì 23 marzo 2009

Il fumo è viola

Nell’omelìa della festa dei SS. Pietro e Paolo ( 29 giugno 1972), il venerato Pontefice Paolo VI lanciò un poderoso grido di allarme: “Il fumo di satana è entrato nel Tempio di Dio”. A distanza di 37 anni, sembra che questo fumo stia lentamente uscendo all’aria aperta inquinando l’atmosfera religiosa e non solo.
Nella Chiesa ci si morde e ci si divora a vicenda (Lettera di Papa Benedetto XVI);
Manovre miserande (L’Osservatore romano);
Note stonate di non pochi Vescovi (Segretario di Stato, Tarcisio Bertone);
I nemici hanno lo zucchetto rosso (Renato Farina,editoriale di LIBERO del 13 marzo);
Ostilità in seno alla Chiesa che richiede a ciascuno di noi conversione e rinnovamento (Camillo Ruini,vicario emerito del Papa).
Ho riportato con profonda tristezza e malcelata preoccupazione, alcune frasi forti che dipingono sinistramente il clima ecclesiale in seguito alla clamorosa LETTERA APERTA che Papa Ratzinger ha indirizzato a tutti i Vescovi per chiarire i motivi della remissione della scomunica ai lefreviani.
E’un documento eccezionale, direi finalmente libero dai condizionamenti gerarchici, liberissimo dai mielosi compromessi e distante dai salotti diplomatici.
La tristezza mista a preoccupazione le insaporisco con una profonda soddisfazione: il Papa, con sorprendente coraggio, ha scoperchiato un enorme e secolare pentolone mettendo a nudo le ipocrisie che lo circondano!
Il contenuto della citata lettera ha creato sconcerto, critiche, polemiche, amarezze, delusioni, non solo nel mondo cattolico, ma anche nel cosiddetto pianeta laicista, e ciò non depone a favore della stessa Chiesa.
Tuttavia, la bollente missiva papale ha evidenziato una realtà innegabile: anche il clero (preti, vescovi e cardinali) deve convertirsi!
Questa volta dallo storico camino del Vaticano, il fumo non è bianco e neppure nero…ma viola: il colore della Quaresima!

Napoli, 16 marzo 2009 Don Sante Attanasio
Una scommessa di vita

La nostra cara e amata Italia è visibilmente assediata da numerose emergenze che la tengono continuamente sotto pressione e sotto esame.
Ultimamente anche il Papa Benedetto XVI, con evidente preoccupazione, è sceso in campo per denunciare una delle problematiche più decisive per la vita del Paese: la scuola di ogni ordine e grado!
Il ministro Maria Stella Gelmini, titolare del delicato dicastero dell’Istruzione, ha ereditato (indovinate da chi?) una scuola malata e affetta da disturbi storici e cronici: strutture fatiscenti; mediocrità del corpo docente ( tanti ma non tutti!); federalismo scolastico; bullismo; risorse economiche; dispersione scolastica (20% media nazionale); libri di testo voracemente schiacciati da tasse stellari…!
La simpatica e volenterosa Gelmini, inutile nasconderlo, ha un compito veramente gravoso e le sue prime cure sono incoraggianti per il futuro: riabilitazione del voto di condotta (finalmente); riconoscimento del merito; riesumazione del mitico maestro unico; chiusura di circa 3000 scuole non idonee.
Ho letto con interesse vari e qualificati interventi (articoli, tabelle, statistiche) elaborati con perizia professionale.
Tuttavia, a questa serie di contributi (non sempre condivisibili), vorrei aggiungere una voce stranamente poco citata dagli addetti ai lavori: quella di Don Lorenzo Milani (1923-1967), il Priore di Barbiana (Fi), amante della cultura e maestro di scuola!
Questo giovane prete toscano definì la scuola una scommessa di vita per giocare alla pari con gli altri le capacità di cui siamo dotati ed offrire a tutti dignità umana!
Le diatribe politiche, gli scontri ideologici, le polemiche pretestuose, non scongiurano un pericolo intravisto dallo stesso Don Milani: Quando avete buttato nel mondo di oggi un ragazzo senza istruzione, avete buttato in cielo un passero senza ali.
Senza una scuola sana e libera dai tentacoli politici, non meravigliamoci se alcuni giovani sono bulli, stupratori, razzisti, ebbri al volante, suicidi, baby sterminatori!
Apriamo gli occhi e lubrifichiamo la mente: stiamo partorendo giovani che non possono spiccare il volo verso la vita!

Napoli, 16 Marzo 2009 Don Sante Attanasio

sabato 21 marzo 2009

USQUE TANTUM ?

E’ vero che siamo oberati da tanti e troppi problemi che esplodono roboanti ogni giorno, e potrebbe sembrare banale e ripetitivo denunciare continuamente il secolare dramma della FAME NEL MONDO. Tuttavia, poiché occupa il primo posto nella triste classifica delle ingiustizie umane, mi permetto di annoiare ancora una volta e di questo chiedo scusa.
Si è svolta il 26 e il 27 gennaio 2009 a Madrid, l’ennesima riunione ad altissimo livello sulla “Sicurezza Alimentare” con la partecipazione di delegati di 120 Paesi, della Banca Mondiale, dell’Unicef, della Fao.
I dati emersi sono impressionanti: circa 900 milioni di persone OGGI (mentre scrivo) soffrono la fame!
Ma a chi interessa?
Anzi, la crisi economica globale peggiorerà la situazione.
“ Promettiamo a voi cittadini dei paesi poveri di lavorare al vostro lato per far sì che le coltivazioni fioriscano e scorrano acque pulite per alimentare i corpi e le menti affamate”. Così si è espresso, con evidente sapore biblico, il 44° Presidente americano Obama nel primo giorno del suo mandato.
Un esordio prevedibile, già sentito, e intanto fino ad oggi, gli impegni presi per la lotta contro la fame, gli accordi, i contratti firmati sono stati puntualmente disattesi.
Le parole di Obama sono state clamorosamente smentite subito e liquefatte nelle pompose celebrazioni inaugurali: 170 milioni di dollari sperperati nel pieno di una recessione mondiale e consumati voracemente sfogliando un menù di ben 12 pagine!
In 16 anni (1993-2009), 246 milioni di dollari (190 milioni di euro; 367 miliardi di lire) sono stati spesi SOLO per la festa inaugurale di appena 3 presidenti americani (G. Busk, Clinton, Obama)!
Fino a quando leggeremo queste folli cifre?
“Avevo fame e mi avete dato da mangiare” (Matteo, 25,31-46) : citazione evangelica ancora da verificare…Usque tantum?

Don Sante Attanasio
Bene omnibus
L’articolo “Il partitone dei partiti” a firma di Gilberto Oneto apparso su LIBERO il 17 febbraio, ha catturato la mia attenzione e suscitato interesse mescolato a curiosità.
Leggevo e sbirciavo sorridendo le immagini a mezzo busto che adornavano l’articolo stesso: erano le foto dei segretari di quei partiti definiti “cespugli” e ho pensato subito che l’audace e ipotizzato Partito Omnibus sia una vera ed illusoria utopia.
Difficile che i vari Pannella, Giordano, Pecoraro Scanio, Santachè, Storace, Diliberto, rinuncino alla propria ideologia (non sarebbe nemmeno giusto) e riescano a concordare una linea politica comune per il nostro Paese.
Impresa ancora più ardua, coinvolgere in questo “progetto” gli ambiziosi Bossi, Di Pietro, Casini, capi storici dei partiti cosiddetti “cespuglioni” che spesso e non sempre bene a tutt’oggi condizionano le scelte del Governo.
Ho l’impressione che l’auspicio esternato con una tonalità simpatica ed accattivante, “puzzi” clamorosamente di confusione più che di provocazione: vedo e sento un fumante minestrone insapore, incolore e foriero di rischiose quanto indesiderate indigestioni di tessere partitiche tristemente ingiallite.
Abbiamo urgentemente bisogno di essere governati, guidati e rappresentati da politici con una identità chiara e precisa, coerenti, passionali, credibili… e non da pericolosi ”assaggini dietetici” di quei partiti furbescamente intrecciati e bloccati dal discusso ma necessario sbarramento al 4% con relativa e dolorosa privazione del rimborso elettorale.
Non si tratta pertanto di far emergere l’intrigante formula del Veltrusconi da poco liquefattasi (Veltroni si è dimesso il 17 febbraio mentre scrivevo!) a scapito di quella del probabile minestrone che apparirebbe nel menù sempre più eterogeneo della politica italiana.
E’ la gente comune che deve finalmente poter vincere per riprendersi il ruolo di protagonista della propria vita sociale, politica, culturale e morale!
L’unica strada che tutti ma proprio tutti dobbiamo percorrere, a mio parere, è quella del Bene omnibus: lasciamo perdere per favore il patetico Partito omnibus, lo conosciamo già!

Napoli 21 Febbraio 2009

Don Sante Attanasio
Sentire o Ascoltare?


Il cammino quaresimale è ormai pronto ai nastri di partenza con il sacro rito delle ceneri, le quali, sotto forma di croce, segneranno delicatamente il nostro capo.
Le liturgie, preparate con canonica meticolosità sin dalla fine del V secolo, riecheggeranno di omelìe cariche di fraterne esortazioni ad uscire dai nostri sepolcri blindati, ad affrontare le tentazioni del mondo, a compiere quel salto di qualità morale ancora assente, a fare scelte coraggiose nella vita quotidiana, a rinnovarci, a schierarci stabilmente dalla parte di Gesù.
Prepariamoci: sentiremo (e ascolteremo?) per l’ennesima volta che la Quaresima vera non ammette travestimenti carnevaleschi, ripetuti fariseismi, pseudo ed illusorie conversioni, tentennamenti e frequenti quanto antievangelici compromessi.
Saranno 40 giorni di fuoco incrociato tra noi e satana: uno scontro all’ultimo sangue con l’eterno avversario!
Riusciremo a vincere o usciremo con le ossa rotte?
Intanto, permettetemi di fare un piccolo tuffo etimologico in 2 parole apparentemente sinonime e che ritengo non solo diverse ma le reputo decisive per la nostra salvezza.
SENTIRE= ricevere impressioni dall’esterno; partecipare emotivamente a qualche situazione.
ASCOLTARE= ubbidire; esaudire; dare retta.
Siamo liberi di selezionare uno dei due verbi: meglio entrambi!
La fuga

Può succedere a tutti e quindi anche a me: fuggire da qualcuno…!
Sono cristiano, credo in Dio Trinità, non perdo una Messa, eppure spesso fuggo da Lui, da quel Gesù che si è incarnato, ha predicato, ha sofferto, è morto ed è risorto esclusivamente per me!
Fuggo per opportunismo? Per pudore dei miei peccati? Per apatìa? Per orgoglio?
Sembra di assistere alla “scena-madre” del film della vita umana: io fuggo con il mio “ io “ e Gesù mi insegue con un pacco di amore a forma di croce.
Egli mi cerca preferendo la debolezza umana alla potenza divina e riesce a rintracciarmi barcollando sotto due legni… ma io continuo a fuggire!
All’improvviso mi fermo e vedo lo stesso Gesù piangere e rabbrividire per il male che primeggia nel mondo; sbanda vistosamente e spera questa volta in un Cireneo diverso da quello del Vangelo: non per costrizione, ma per contrizione.
Tremo e temo di essere anch’io responsabile del suo calvario con i miei reiterati peccati sempre più simili a quei secchi colpi di martello che continuano a riecheggiare sui Golgota delle nostre città.
Sì, questo nuovo cireneo potrei essere io se mi arrendo alla Sua misericordia; se mi spoglio del mio “ io “ e mi vesto di “Dio “.
Una confessione che produca contrizione, pone fine alla mia fuga: pensiamoci!