Il XII Sinodo dei Vescovi (Roma,5/26 ottobre) ha lanciato in questi giorni un appello carico di legittimo allarmismo circa le omelìe dei preti. E’ una rinnovata conferma che la comunicazione sociale oggi è diventata problematica non solo per la politica ma anche per la Chiesa. Resto sbigottito dal politichese e dal sindacalese, e ancora più sorpreso dal clericalese arido e talvolta dannoso! Lodevole ed esemplare l’iniziativa di Mons. Benigno Papa, Vescovo di Taranto, il quale ha istituito all’inizio di quest’anno il primo “Centro Studi sull’omelìa” in Italia! In attesa che questo “Centro” si riempia, non posso non condividere in pieno la preoccupazione dei nostri Vescovi: troppe omelìe sono sull’orlo di una visibile e galoppante svalutazione. Nelle oltre 25 mila parrocchie, la Domenica, circa 7 milioni di italiani subiscono un torrente di parole imbevute di eloquio accademico che scorrono verso le panche (non sempre piene) tra il chiacchiericcio sommesso, gli sguardi stanchi e le continue sbirciatine all’orologio. E’ l’amaro risultato di omelìe d’autore spulciate da internet, già preconfezionate e pronte all’uso; di prediche improvvisate fatte quasi in vestaglia. Insomma, sono prediche noiose che scivolano via da pulpiti senza palpiti!
Napoli, 12 ottobre 2008 Don Sante Attanasio
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
10 commenti:
Complimenti per il sito, è ricco e interessante. Buon lavoro al direttore e al webmaster.
Caro don Sante voglio complimentarmi per l' articolo pubblicato sul quotidiano cattolico l' Avvenire del 5 novembre 2008. Oggi il mondo ha sete e fame di Amore (di quello vero), viviamo in una società soffocata dall' individualismo allora è arrivato il momento che la madre Chiesa usi i mezzi che ha per arrivare al cuore delle persone. I sacerdoti dovrebbero sempre piu' "sfruttare" le omelie per annunciare al mondo che Gesu' Cristo è nato, morto e risorto per la nostra salvezza perchè ci ama e non fare lunghi sermoni infiocchettati di parolone...ogni sacerdote dovrebbe avere chiaro nel cuore che svolgere il ministero che gli è stato affidato significa portare Gesù al mondo e non se stesso!
voglio usare questo spazio per farle una domanda direttore:"perchè don Giustino ha voluto con forza questa rivista?"...forse per creare un mezzo di evangelizzazione? A me però sembra che proprio da parte di voi padri vocazionisti non ci sia tutto queso interesse a farla conoscere al mondo e a credere in questo mezzo che il Signore vi ha donato
buon lavoro!!!
Caro/a anonimo, probabilmente ci conosci abbastanza bene...per poter affermare che la rivista Spiritus Domini suscita poco interesse in noi preti vocazionisti! Forse hai ragione: dovremmo impegnarci maggiormente a divulgare questo organo mensile di informazione. Io ho una "medicina" per guarire da questa strana disaffezione: prima di leggerla, dobbiamo AMARE Spiritus Domini come una preziosa eredità lasciataci dal nostro Fondatore!don sante
Stiamo guardando con molto interesse il sito e ci siamo soffermati molto sulle foto che ritraggono don Giustino e guardandole quello che piu' colpisce è la dolcezza di quello sguardo, sono occhi pieni d' amore, don Giustino si è lasciato riempire dell' amore di Dio e quindi non poteva trasmettere altro se non quell' AMORE che ti fa sentire accolto, consolato, capito! Buon lavoro
caro direttore piu' volte ho sentito dire che il saluto del vostro fondatore era "fatti santo" ma cosa significa esattamnte? Come riportarlo ai giorni nostri? perchè non mi è mai capitato che un sacerdote mi abbia salutato in questo modo?...
Carissimo Gabriele, innanzitutto mi scuso per il notevole ritardo con cui rispondo ai tuoi interrogativi.La Congregazione religiosa di cui sono mambro felice, ha come "fine" il raggiungimento dell'UNIONE CON DIO TRINITA' mediante la SANTIFICAZIONE UNIVERSALE delle anime. Il nostro CARISMA è SERVIRE GRATUITAMENTE TUTTE LE VOCAZIONI coltivandole ed accompagnandole nelle scelte libere delle vita!Don Giustino Maria Russolillo, mio Venerabile Fondatore e prete napoletano (Pianura, 1891-1955, morto "in odore" di santità, aveva l'abitudine di salutare con l'espressione FATTI SANTO! Tale saluto, in fondo, rappresenta la naturale conseguenza della missione di ogni vocazionista ad adoperarsi per aiutare ogni persona a santificarsi. Oggi, in una società visibilmente secolarizzata, questo saluto potrebbe sembrare strano, anacronistico e forse incomprensibile! Tuttavia, noi vocazionisti abbiamo il dovere di "calare" nella realtà presente questo SALUTO senza falsi pudori e consapevoli della sua attualità. Certo, sarà efficace ed incisivo se chi porge queste "due parole" è già incamminato verso la santità: si dà quello che si è! Ti ssluto fraternamente con FATTI SANTO: forse sono il primo prete che ti saluta in questo modo...!
anche io con molto ma molto ritardo ti dico grazie per la risposta così esauriente sotto tutti i punti di vista e anche a te faccio questo invito:" FATTI SANTO!"
Posta un commento